NOTA PER L’ ESTATE 2019

NOTA PER L’ ESTATE 2019 *

DA:  https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/poesia/Poesie_1562618326.htm

sebastiano-ritrattodi Sebastiano Saglimbeni

“(…) iam venit aestas/ torrida, iam lento turgent in palmite gemmae” (…) già scoppia l’estate/ torrida, già i germogli si gonfiano sul flessibile tralcio della vite”). E li osservò, chi ora prova ad esprimersi con la scrittura, li osservò rigogliosi e promettenti, nel tempo triste dell’infanzia e della giovinezza, in quelle terre, fra l’altro, educate a vigneti, dura, sanguigna fatica, ma delizia familiare. Ora là, complice l’espatrio, abbandono totale, aridità e fuoco.
Con un incipit degli esametri delle Egloghe virgiliane quanto segue su questa singolarissima estate 2019 di cui tanto si parla, non senza consistenti lamenti soprattutto da chi ha compiuto tanto tempo addosso, che pesa come una macina di mulino. Questa estate torrida induce a sciamare verso luoghi (montagne, colline, mari e laghi), laddove si può fruire di certo refrigerio e pure può indurre a riflettere e a credere che non è il cielo che va cambiato ma la mentalità quando incalza il malessere antico degli umani. Perché ci si potrebbe svuotate un po’ delle inevitabili, quotidiane sofferenze, all’ombra di un albero cittadino infruttifero o intra moenia, leggendo, disegnando parole che vorrebbero essere poesia, pensando a qualche lavoro o – azione di serenità – meditando sulla fede cristiana, “immortale” e “benefica”.
Si sciama come duemila anni or sono quando poetava per la vita pastorale il poeta Virgilio Marone. Non tutti escono dalla propria comunità, ma certamente dalla casa e, nelle mattinate o nei pomeriggi, oziano nei caffè, luoghi non più con quello spirito di un tempo quando si conversava invero, si discuteva di arte, di varia cultura. Luoghi, comunque, ove si crede di essere diversi. I giovani, ma pure gli adulti, si consolano, mentre fumano o bevono o masticano qualcosa, con quel coso, lo smartphone, in luogo di un libro di un quotidiano. E leggiucchiano messaggi di vario genere. Bello, bellissimo! Si può domandare a questa invenzione tascabile che, a tempo reale, ti risponde, dove, ad esempio, si trova la comunità di Beccacivetta o, andando all’estremità della nostra penisola, dove si trova quella di Limina o che cosa ci hanno lasciato scritto i nostri grandi autori dell’antichità come Sofocle e gli autori del nostro tempo. Si possono fare mille e mille domande. Viva lo smartphone!
Ma l’estate con il caldo micidiale? Si verificheranno siccità e conseguenti povertà, come si apprende dai media? Nella città scaligera nel cuore della calura di giugno, come altri anni, è stata rinfrescata la memoria di Giuseppe Verdi. La sua struggente musica, trovata per le parole de “ La taviata” di Francesco Maria Piave, ha popolato la grande e caldissima piazza Bra, dove “Parigi, o cara, noi lasceremo” ha più volte echeggiato durante le diverse rappresentazioni estive, calde o, qualche volta, bagnate dai temporalacci. Estate, quanto caldo nel giugno 2019, caldo come risposta al freddo di maggio, caldo che continua e genera umidità nei primi giorni di luglio!
Estate nella mitica isola eolica, Stromboli. Il caldo si fa rovente con il fuoco che vomitano le bocche del vulcano. Estate a Roma, dove c’è chi crede di toccare il cielo appiccando il fuoco ai rifiuti. Estate. Ancora a Verona dove belle presenze umane sono pronte ad incatenarsi se saranno tagliati degli alberi, la bellezza delle strade.Rainer_Maria_Rilke
Ed espresso quanto si può concludere questa breve nota con i versi del poeta Rainer Maria Rilke, vissuto tra la fine dell’ Ottocento e l’ inizio del secolo scorso. Egli, afflitto, poetava:

Signore è tempo. Grande era l’arsura.
Deponi l’ombra sulle meridiane,
libera il vento sopra la pianura.
(…) Chi non ha casa adesso, non l’avrà.
Chi è solo a lungo solo dovrà stare”.

Ed è dalla creazione del genere umano che molti non hanno casa e vivono afflitti e soli. Ne abbiamo notati in questa estate, giovani ed anziani di più razze, che hanno trascorso la notte all’aperto. In antitesi a tanti che nuotano nel latte e nel miele.

*Nota dedicata a Giovanni Sarubbi

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TRE TESTI POETICI

Nadia Ferroni

TRE TESTI POETICI

a cura di Sebastiano Saglimbeni

I tre testi poetici sono a firma di Nadia Ferroni. Contemplano un’esistenza più cresciuta e più trafitta dall’eterno malessere umano e da quello proprio. Pertanto, il ricorso dell’autrice alla creatività che continua a fruirsi, come in altri suoi testi del passato, con certa consistenza.

***

In “Immobile relitto” uno sguardo amaro al maltrattamento tragico che subisce la natura

IMMOBILE RELITTO

Fra melma ed acqua
la sua storia
che nessuno ricorda
immagine di un tempo del fluire
giace ora inerte segno
della preclusa certezza
delle onde
dello smarrimento rischio
di gorghi infidi
del carico di cose
che il suo viaggiare
destinava al senso
un’agonia, la sua,
che nell’occhio del viandante
si fa immagine
si volge, per parola, in emozione
e poi memoria
immune allo sfacelo;
estrema occasione di durare.

***

In“Acre risposta” l’emersione di una angosciosa storia che esplode e, fra l’altro, fa cantare: ”E’ bestemmia di madre/ l’attimo concepito/ come grumo di sangue/ che il dissolversi cela nel rosso/ effimero di un campo di papaveri”.

ACRE RISPOSTA

Grembo d’ingiuria
incombente per ombre
su laceranti attese di conferma,
su feti scartati come pietre
che il costruttore rifiuta;
neppure l’acqua increspa
l’esile traccia inquieta del passaggio
vita cui l’ordinaria assenza
nega persino il sogno,
e tuttavia cosciente del respiro
che breve la conferma nel silenzio.
E’ bestemmia di madre
l’attimo concepito
come grumo di sangue
che il dissolversi cela nel rosso
effimero di un campo di papaveri.

***

In “Ombre- Luce”, un testo breve, la cui forza si evince dalla sintesi, che interroga e non può non suscitare riflessioni.

OMBRA-LUCE

S’alterna, congiunge
si scompone
incerto il senso
nel frenetico dipanarsi
dell’esistere
che lo stolto decifra
con compiaciuto annuire
ignara meteora
in un astuto cielo
che di tracce s’affolla
e poi disperde.

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“STORIA DELL’EDUCAZIONE ALLA LEGALITA’ NELLA SCUOLA ITALIANA”

Nel ringraziare l’amica della Associazione Concetto Marchesi Franca Sinagra Brisca per avere ancora una volta dato il suo prezioso contributo alla divulgazione delle idee, segnaliamo il link dal quale scaricare il rapporto di 950 pagine:

http://www.cross.unimi.it

ACMG

“STORIA DELL’EDUCAZIONE ALLA LEGALITA’ NELLA SCUOLA ITALIANA”

Di Franca Sinagra Brisca

Da ora nelle scuole i progetti di educazione alla legalità possono contare sulle testimonianze di una quarantennale storia nazionale.
Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, ha pubblicato recentemente e ancora solo on line, il rapporto sulla storia dell’educazione alla legalità in Italia, scritto da un gruppo di sei ricercatori e ricercatrici dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università di Milano, presieduto dal ch.mo prof. Nando dalla Chiesa.
Il metodo dell’intervista (con registratore, sulle orme di Nuto Revelli) a migliaia di docenti, anche in pensione, e di studenti, ha permesso di descrivere un quadro ricchissimo e palpitante del lavoro svolto nelle scuole italiane dal 1980 (delitto Mattarella e nascita dell’ed. alla legalità con la Legge 51/80) ad oggi, soprattutto nelle regioni del Sud e del Nord, ma registra anche un sottofondo antimafia comune a tutte le regioni. Ne è uscito il quadro di una scuola generosa e responsabile, capace di andare oltre il dovere burocratico.
Riprendiamo le parole di Nando dalla Chiesa, che ha stilato l’introduzione e l’appassionato epilogo: “Un grande fiume pedagogico scorre nel cuore della società italiana, fatto di corsi speciali, di assemblee, film, libri, spettacoli teatrali, auto produzioni di filmati e documentari, composizioni musicali, concorsi artistici, in un rincorrersi di invenzioni e di progetti educativi.” […] “E’ una storia orale, per mancanza di documentazione, di luoghi dedicati alla conservazione e alla sistematizzazione di qualsiasi materiale, per assenza di pubblicistica con accenni significativi alle esperienze localmente realizzate, perfino rarefazione o inesistenza di una memoria pubblica. Fare antimafia a scuola era spesso considerata una perdita di tempo e ancor più un frutto di strumentalizzazione politica, così da generare vere e proprie scelte di ostruzionismo informativo.”
Il professore ha valutato quindi i risultati della ricerca nella corretta dimensione di storia civile: “Emerge il faticoso confronto con le convenzioni sociali e culturali da parte delle sue zone più sensibili e delle sue persone più attente e generose. […] E’ anche una storia di istituzioni e di comuni, di teatri e librerie, di intellettuali e di associazioni a partire da Libera. Storia sociale e culturale, insomma.” E sottolinea il ruolo svolto dai tanti personaggi-testimoni, con i quali la scuola ha stretto un significativo ed efficace rapporto con la società assumendone la presenza educativa a contatto diretto con gli studenti.
Anche la conclusione tratta dal prof. N. dalla Chiesa, da considerare un testimone storico anch’egli, rivela viva partecipazione: “Questo progetto è stato un atto di giustizia non retorico, verso la scuola italiana. Il gruppo di ricerca ha sentito l’orgoglio di averla potuta rivivere e raccontare. […] Una grande e difficile storia di educazione e rieducazione, di narrazione di un paese, di sostegno alle istituzioni spesso incerte e intimidite; di inedite fusioni fra giovani e anziani, tra Nord e Sud, tra toghe, divise e movimenti civili.”
La pubblicazione della ricerca è una fonte importante perché i futuri progetti di educazione alla legalità perdano un certo senso di pionierismo per inserirsi in un alveo ricchissimo di spunti e percorsi già sperimentati.
Madri storiche alla ricerca della legalità.
Una riflessione si fa strada nel contesto scolastico per la legalità che vede a maggioranza docenti donne, cioè che la scuola è il settore istituzionale dove il lavoro di cura e il rapporto madri-figli viene riproposto attingendo alla norma sociale della trasmissione delle tradizioni, della cultura e dei modelli di comportamento di una società. Spetta quindi alle donne, che ne siano consapevoli e comunque di fatto, considerare la loro essenza di umanità da proteggere e attivare modalità e strumenti per opporsi alla criminalità che uccide i loro uomini e loro stesse. Di questi comportamenti, variegati a seconda del contesto in cui sono avvenuti, ne hanno dato prova le madri storiche, da Francesca Serio (madre di S. Carnevale) a Serafina Battaglia (madre di C. Battaglia), a Felicia Bartolotta Impastato (madre di Peppino). Altre donne, dalla criminalità ferite a morte negli affetti più intimi, hanno rotto col ruolo di depositarie e perpetuatrici della cultura della sudditanza e della vendetta, in cui erano state addestrate. Sono comparse sulla scena le cosiddette “madri-coraggio”, a sostenere con la loro scelta ribelle e legalitaria il processo politico di emancipazione femminile. Molta letteratura attuale ripesca nella storia di vita delle donne il nucleo profondo del senso di ingiustizia personale e politico, unito al ricorso alla legalità che, come a Francesca Serio, fu negato nei tribunali dopo annosi dibattimenti e deviazione di indagini. L’antimafia, come si dice, non è una commedia recitabile, perché è obbligatorio riconoscere che la mafia è un pezzo di borghesia, cioè di classe dominante, che l’intreccio legale/illegale è la chiave di volta del sistema di potere mafioso. Val la pena di ricordare che il processo di consapevolezza inizia nella tragedia greca con la giovane Antigone, e per l’oggi il pensiero va al lungo lavoro di mobilitazione e coinvolgimento vissuto da Ilaria Cucchi, che è riuscita in tribunale a mettere il dito nella piaga dell’istituzione militare che le aveva ucciso il fratello.
Non da meno hanno fatto le altre donne mogli, figlie (e figli) dei civili assassinati nell’esercizio del lavoro, come Pina Maisano moglie di Libero Grassi, combattente in parlamento, così Rita Borsellino, per non parlare delle molte fondazioni dai nomi famosi, sorte a sostegno della legalità.

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Altri scritti – PRIMA DEL SILENZIO: SENTIMENTALISMO SOCIALISTA E POSITIVISMO BORGHESE

CONCETTO MARCHESI Opuscula Marchesiana 5 ALTRI SCRITTI Inediti in volume raccolti da Matteo Steri per gli estimatori dell’umanista comunista ARCHIVIO CONCETTO MARCHESI CARDANO AL CAMPO 2006 © Proprietà letteraria riservata

SENTIMENTALISMO SOCIALISTA
E POSITIVISMO BORGHESE(1)

[1] Rassegna comunista, 1922, pag. 1333.

Lo sciopero miseramente finito, tra la esultanza tracotante dei vincitori e la rabbia cupa dei vinti, sarà tuttavia memorabile come episodio dimostrativo dell’attuale vita politica italiana. Esso ha tolto decisamente ogni maschera agli uomini di governo e di partito. I socialisti e i verbivendoli delle varie democrazie andavano da un pezzo esercitando la loro malafede o la loro insigne bestialità nell’invocare il così detto ritorno alla legge, e il governo da parte sua faceva quotidiana professione di ossequio alla legge. Era una ributtante commedia che aveva a degna sua scena il parlamento italiano. Lo sciopero proletario di quest’Agosto, con la connessa azione fascista, ha dimostrato anche ai più perfetti idioti come fascismo e governo siano la stessa cosa, e come alle bande armate dei fasci la borghesia italiana abbia positivamente affidato una suprema funzione politica. A questa azione ben calcolata e rapidamente eseguita della borghesia corrisponde l’azione confusa e dissipata del partito socialista messo ormai sulle nuove vie del sentimentalismo. Continua a leggere

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Altri scritti – PRIMA DEL SILENZIO: IL MOMENTO BUONO

CONCETTO MARCHESI Opuscula Marchesiana 5 ALTRI SCRITTI Inediti in volume raccolti da Matteo Steri per gli estimatori dell’umanista comunista ARCHIVIO CONCETTO MARCHESI CARDANO AL CAMPO 2006 © Proprietà letteraria riservata

IL MOMENTO BUONO (1)

Al partito socialista italiano spetta l’incontestabile merito di aver saputo custodire la propria unità durante le insidie, gli abbandoni e i pericoli di cinque anni di guerra.

Mentre in Francia, in Inghilterra, in Germania i socialisti venivano a quotidiane compromissioni con gli uomini della guerra, soltanto in Italia risuonava forte, ostinato, invincibile il “no” del nostro partito che fin da principio, sulla base della dottrina, dell’esperienza e della umanità sua, svelò la enorme e meditata frode onde il capitalismo cercava i suoi complici tra le sue stesse vittime.

E anche oggi, di fronte ai disperati tentativi onde la borghesia cerca di costituirsi un governo con stolta pretesa di avere i collaboratori, il nostro programma è tutto in quel monosillabo: “no”. Continua a leggere

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Altri scritti – PRIMA DEL SILENZIO: UN PERICOLOSO ERRORE

CONCETTO MARCHESI Opuscula Marchesiana 5 ALTRI SCRITTI Inediti in volume raccolti da Matteo Steri per gli estimatori dell’umanista comunista ARCHIVIO CONCETTO MARCHESI CARDANO AL CAMPO 2006 © Proprietà letteraria riservata

UN PERICOLOSO ERRORE (1)

E’ diffusa l’opinione che il socialismo, oltre alla soppressione dei privilegi capitalistici, tenda a sopprimere o meglio a disconoscere e combattere i privilegi naturali e personali dell’intelligenza.

E’ un errore grossolano.

Noi socialisti che moviamo da una dottrina fatta di esperienza e di intelligenza, non possiamo ciecamente scambiare come funzione della borghesia quella ch’è funzione dell’ingegno.

Nessuno di noi ha mai pazzamente pensato che si possa ridurre l’umanità ad una massa di lavoratori manuali, perché sappiamo che una gran parte di lavoratori non avrebbe più modo di lavorare con le braccia se un’altra piccolissima parte non avesse modo di lavorare soltanto con l’intelligenza. Continua a leggere

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Altri scritti – SCRITTI PER L’UNITA’: AI GIOVANI D’ITALIA

CONCETTO MARCHESI Opuscula Marchesiana 5 ALTRI SCRITTI Inediti in volume raccolti da Matteo Steri per gli estimatori dell’umanista comunista ARCHIVIO CONCETTO MARCHESI CARDANO AL CAMPO 2006 © Proprietà letteraria riservata

AI GIOVANI D’ITALIA (*)

Dieci anni sono passati. Nel 1943 tutta era precipitata la struttura dello Stato italiano, con gli organi suoi più delicati: magistratura, scuola, accademia, gerarchie civili, ecclesiastiche e militari, giornalismo, arte, letteratura: fino all’8 settembre, quando in piena guerra scompariva l’Esercito italiano, ingoiato in una spettrale voragine di tradimento e di paura. Alla prova tutto fallì perché tutto era corroso dal male. Continua a leggere

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