Altri scritti – PRIMA DEL SILENZIO: IL MOMENTO BUONO

CONCETTO MARCHESI Opuscula Marchesiana 5 ALTRI SCRITTI Inediti in volume raccolti da Matteo Steri per gli estimatori dell’umanista comunista ARCHIVIO CONCETTO MARCHESI CARDANO AL CAMPO 2006 © Proprietà letteraria riservata

IL MOMENTO BUONO (1)

Al partito socialista italiano spetta l’incontestabile merito di aver saputo custodire la propria unità durante le insidie, gli abbandoni e i pericoli di cinque anni di guerra.

Mentre in Francia, in Inghilterra, in Germania i socialisti venivano a quotidiane compromissioni con gli uomini della guerra, soltanto in Italia risuonava forte, ostinato, invincibile il “no” del nostro partito che fin da principio, sulla base della dottrina, dell’esperienza e della umanità sua, svelò la enorme e meditata frode onde il capitalismo cercava i suoi complici tra le sue stesse vittime.

E anche oggi, di fronte ai disperati tentativi onde la borghesia cerca di costituirsi un governo con stolta pretesa di avere i collaboratori, il nostro programma è tutto in quel monosillabo: “no”.

Ci porgono fraternamente le braccia perché contribuiamo anche noi alla “salvezza del paese”.

In ogni tempo durante i più minacciosi avvenimenti nazionali, la classe dominante ha sempre avuto la ingenua pretesa di rappresentare il paese.

Ebbene, noi diciamo che non è nostro intendimento curare la salute di quella parte del paese che è costituita dalla borghesia.

Ora il partito socialista, sostenendo o tollerando qualsiasi intraprendenza governativa anche ispirata alle più liberali riforme, compirebbe un vero tradimento verso il proletariato.

In tempo di pace, quando la normalità delle condizioni economiche non consente mutazioni profonde e gli antagonismi di classe si riducono a semplici competizioni tra capitale e mano d’opera, allora soltanto è possibile un’avveduta politica di schiette riforme sociali, che pure, quando tutto è sereno, gli scettici non comprendono mai e i democratici dell’industria parlamentare rimandano all’infinito.

Ora non è più tempo delle riforme, perché non è più tempo di pace.

Oggi siamo in un periodo di travolgimento economico, che porterà con sé inevitabilmente un travolgimento politico; oggi siamo in un periodo acuto o culminante della lotta di classe.

Il mondo capitalistico è sconvolto senza molta speranza di assestamento.

La borghesia internazionale, quella italiana in specie, consegnando al proletariato le armi della guerra capitalistica, ha consegnato le armi della propria rovina.

E se non è così tanto meglio: penserà la borghesia italiana a salvarsi, coi suoi mezzi, con i suoi istituti, coi suoi uomini politici: tanto più ch’essa non è chiamata a scolparsi né del sangue versato, né della pace turpemente sottoscritta.

Essa non deve riparare soltanto al proprio fallimento economico e impedire che la crisi economica senza precedenti travolga il paese nella disperazione e nella rivoluzione.

La borghesia italiana oggi, per bocca dei suoi uomini politici e per mezzo dei suoi giornali, fa continui sermoni sulla concordia, sulla moderazione, sulla prudenza, impostati secondo gli schemi logici.

E’ tempo perso. Oggi noi siamo oltre il campo della logica, nel campo dell’imprevisto quotidiano.

I fenomeni manifesti e sin ora, a quanto pare, irreparabili sono tre: l’aumento del consumo, il difetto della produzione e l’impotenza finanziaria dello stato.

Se la borghesia italiana, se i popolari e i democratici fraternamente confusi, se l’On. Giolitti, riusciranno ad arrestare la rovina, sarà tutto loro il diritto e tutto loro il vantaggio.

Noi socialisti abbiamo un compito semplicissimo: Mi è grato qui riportare le semplici e mirabili parole che, circa venti anni fa, un grande maestro del socialismo italiano, Antonio Labriola, scriveva ad ammonimento e regola della nostra condotta politica :

“La vigorosa, costante e consapevole lotta di classe è quella che impone la odierna storia.

Qualunque lamento sulla mala sorte dei lavoratori che non metta capo alla “organizzazione dei lavoratori stessi” è vaniloquio da filantropi o da ipocriti.

La predica astratta del socialismo è una vanità intellettuale procedente da vecchio pregiudizio che dalle idee vengano le cose, mentre dalle cose e nelle cose appunto germogliano, nascono e si alimentano le idee; e il socialismo non è e non può essere che il riflesso mentale e teorico della detta ”emancipazione proletaria” che spontanea e imperiosa si prepara in tutto il mondo civile.

I riformatori a buon mercato, i progettisti d’ogni maniera, gli inventori di ripieghi legali, danno prova di sognare ad occhi aperti se immaginano che la borghesia farà sacrifizio di sé ai gridi e alle proteste altrui, se non entrano nella persuasione che laddove non è il “partito dei lavoratori, forte, sicuro e consapevole, non c’è mezzo alle rivendicazioni”.

Queste parole dopo tanti anni e dopo così profondi rivolgimenti sono di una verità luminosa: esse paiono scritte oggi per noi. Ciò conferma ancora una volta che la nostra concezione economica della storia non si espone a trattazioni o a pentimenti.

Oggi, dunque, per noi non possono esistere partiti politici: esiste un partito solo: quello dei lavoratori.

E’ il nostro momento buono.

Concetto Marchesi

1 Il Riscatto, Messina, Anno VIII, 1920, n. 3, pag. 1.

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Altri scritti – PRIMA DEL SILENZIO: UN PERICOLOSO ERRORE

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UN PERICOLOSO ERRORE (1)

E’ diffusa l’opinione che il socialismo, oltre alla soppressione dei privilegi capitalistici, tenda a sopprimere o meglio a disconoscere e combattere i privilegi naturali e personali dell’intelligenza.

E’ un errore grossolano.

Noi socialisti che moviamo da una dottrina fatta di esperienza e di intelligenza, non possiamo ciecamente scambiare come funzione della borghesia quella ch’è funzione dell’ingegno.

Nessuno di noi ha mai pazzamente pensato che si possa ridurre l’umanità ad una massa di lavoratori manuali, perché sappiamo che una gran parte di lavoratori non avrebbe più modo di lavorare con le braccia se un’altra piccolissima parte non avesse modo di lavorare soltanto con l’intelligenza. Continua a leggere

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Altri scritti – SCRITTI PER L’UNITA’: AI GIOVANI D’ITALIA

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AI GIOVANI D’ITALIA (*)

Dieci anni sono passati. Nel 1943 tutta era precipitata la struttura dello Stato italiano, con gli organi suoi più delicati: magistratura, scuola, accademia, gerarchie civili, ecclesiastiche e militari, giornalismo, arte, letteratura: fino all’8 settembre, quando in piena guerra scompariva l’Esercito italiano, ingoiato in una spettrale voragine di tradimento e di paura. Alla prova tutto fallì perché tutto era corroso dal male. Continua a leggere

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NON DIMENTICO DI GHIANNIS RITSOS

Riceviamo dall’Amico della A.C.M.G., il poeta Sebastiano Saglimbeni, il suo testo nel quale viene ricordato il grande poeta neogreco Ghiannis Ritsos, (Γιάννης Ρίτσος). 

Comunista, prese parte alla resistenza antinazista. Negli anni tra il 1948 e il 1952 subì il campo di concentramento e il confino. Dopo il colpo di stato del 1967 fu nuovamente deportato e torturato perchè osteggiò il regime dei colonnelli. Solo in seguito alla protesta internazionale fu posto, gravemente malato, in libertà vigilata a Samos. Nel 1977 ricevette il premio Lenin.

NON DIMENTICO DI GHIANNIS RITSOS   1)

di Sebastiano Saglimbeni

Quasi un trentennio è caduto nella caligine del tempo da quando ad Atene ho fatto conoscenza di una grande voce poetica, di una esistenza combattiva in nome del marxismo al quale aveva aderito verso la metà degli anni Trenta del secolo scorso. Mi riferisco a Ghiannis Ritsos. Un fine traduttore delle sue 19 opere nella nostra lingua, Crescenzio Sangiglio, aveva curato l’incontro che avevo desiderato dopo che avevo fatto editare da Niccolò Giannotta i Diari d’esilio e, dopo che, con le Edizioni del paniere, avevo fondato a Verona, una breve silloge di poesie, con traduzione dello stesso Sangiglio, dal titolo Il valore delle cose nude ed un’altra, dal titolo Lotteria tradotta da Nicola Crocetti con una nota introduttiva di Giulio Galetto. Continua a leggere

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Altri scritti – PRIMA DEL SILENZIO: I NEO ROMANTICI

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I NEO ROMANTICI ([1])

[1]           Sottotitolo: A proposito di un’imminente riforma della scuola classica. Il Viandante, direttore Tomaso Monicelli, Milano, a. II, n. 7, 13 febbraio 1910.

Il latino

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Altri scritti – SCRITTI PER L’UNITA’: DICHIARAZIONE SUI FATTI D’UNGHERIA

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DICHIARAZIONE SUI FATTI D’UNGHERIA ([1])

Prosegue nelle organizzazioni di Partito e fra tutti i compagni il dibattito sugli avvenimenti di Ungheria e di Polonia…

  Anche il compagno Concetto Marchesi ha espresso la sua posizione con la seguente dichiarazione:

  “Alla cagnara reazionaria, clericale e fascista che si è scatenata sui fatti di Ungheria non intendo associare la mia voce. Se taluni comunisti lo hanno fatto, tanto peggio per loro e tanto meglio per il nostro Partito: il quale oggi ha bisogno di estrema chiarezza e di ferma coscienza. Siamo alla vigilia di un Congresso di eccezionale importanza. Là discuteremo sugli errori,  sulle deficienze, sui rimedi. Di là verranno le decisioni che la base operaia ha diritto e necessità di conoscere per uscire da una incertezza non oltre sopportabile”. Continua a leggere

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Turiddu Carnevale: un assassinio politico rimasto irrisolto

Ringraziamo l’amica della ACMG, Franca Sinagra Brisca per averci inviato questa importante recensione.

Francesca Serio, la contadina madre di Turiddu Carnevale: un assassinio politico rimasto irrisolto.

F.BLANDI, Francesca Serio.  La madre.   Navarra Editore in Palermo, Maggio 2018.  Pag. 270    €15.00

Di Franca Sinagra Brisca

In questi giorni di sbando culturale gestito sulla ricerca di identità regionali storiche, solitamente travisate ad arte per destrutturare conoscenze storiche acquisite e istituzioni, arriva, in nuova pubblicazione per la storia della Sicilia e delle lotte sindacali nel dopoguerra, il libro sulla vita di Francesca Serio, madre di Salvatore Carnevale, sindacalista assassinato dalla mafia nel 1955 a Sciara (PA). Continua a leggere

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